i prossimi corsi






L'IMPRENDITRICE VA IN MISSIONE


Corriere della Sera
n. 10 del 7 marzo 2004 - Personaggi -
L'imprenditrice va in missione
di Rosanna Biffi

Ha fondato l'azienda quasi per caso, e in cinque anni l'ha fatta crescere. Ora lancia una proposta suggestiva: adottare a distanza i 60 ragazzi di Lubanco, in Angola..

Daniela Moretti dice di essersi ritrovata imprenditrice «in modo molto casalingo», ma che ne abbia la stoffa lo si capisce dal successo rapido e da un fatto specifico: non ha paura di affrontare nuove sfide. Perché la sua ultima iniziativa è davvero una sfida che nessuna ragione di mercato o di bilancio le imponeva: una campagna di adozione di un'intera missione nel Sud dell'Angola, dove vivono, mangiano e studiano 60 tra bambini e ragazzi salvati dalla strada.

Per capire com'è arrivata a questo passo, bisogna ripercorrere in sintesi la storia di Daniela Moretti. Romana, 33 anni, subito dopo la laurea in Giurisprudenza ha insegnato inglese come volontaria in una parrocchia di Prima Porta che offriva corsi per adulti e per i ragazzi di una casa-famiglia. «Per me insegnare era veramente un hobby» racconta oggi. «Inoltre, dopo sei mesi di soggiorno in Inghilterra, sentivo il bisogno di mettere al servizio di altri le conoscenze che avevo assimilato. E' stata un'esperienza nella quale ho donato e ricevuto moltissimo. Così, per caso, uno dei miei studenti mi chiese di avviare una piccola scuola, perché aveva parenti e amici interessati a seguire corsi di inglese. Man mano gli studenti sono aumentati e a quel punto è sorta l'esigenza di creare un'azienda». Nata e fiorita in cinque anni: oggi il New Britísh Centre (questo il suo nome) conta tre sedi a Roma, una quarantina di dipendenti e più di 3.500 studenti l'anno.

Vivere la fede nel lavoro
Da subito, Daniela decise che la sua attività di imprenditrice sarebbe stata ínscindibile da una netta ispirazione etica. «La mia formazione cattolica», spiega, «ha influito molto su questa visione, perché mi sento imprenditrice, ma prima di tutto mi sento una figlia di Dio che è chiamata a vivere la propria fede anche nel lavoro che fa. Come si concretizza questo nella mia attività? Nel fatto che credo in primo luogo nella responsabilità sociale di un'azienda, il che consiste sia nell'offrire servizi di buona qualità a prezzi ragionevoli, sia nell'aiutare i più bisognosi. So che spesso il successo viene consíderato in antitesi con un comportamento etico. Ma io, come tanti altri imprenditori, voglio andare contro questa convinzione dicendo che non è vero, e che, anzi, ai fini di un successo duraturo è vero il contrario».

L'eticità di un'azienda e il primato che sa dare alle persone, prosegue Daniela Moretti, portano al successo, all'interno e all'esterno. Tutti i nostri dipendenti vengono formati non solo alle conoscenze tecniche, ma anche alla crescita personale e alle relazioni con gli altri. I dipendenti, i dirigenti e l'imprenditore stesso che hanno avuto una crescita umana si sentono più realizzati come persone, quindi sono più motivati e ottengono risultati migliori.

Di Rossana Biffi




Così Daniela diventò «mamma» di 60 bimbi in Angola

Famiglia Cristiana
domenica, 25 gennaio, 2004
BENEFICENZA
Pag. 045


Titolare di una scuola d' inglese, finanzia una missione. Ora cerca di coinvolgere altre imprese.

Daniela Moretti è una biondina dall' aspetto fragile che si è assegnato un compito titanico: fare la madre di ben 60 bambini. Sono gli orfani della guerra dell' Angola. Bambini che hanno perso i genitori negli scontri armati proseguiti fino a un paio di anni fa. «Li abbiamo raccolti letteralmente dalla strada - racconta Daniela -, alcuni si sfamavano rovistando tra la spazzatura». Ora a Lubango, nel sud dell' Angola, ha preso vita una missione umanitaria che Daniela sostiene inviando ogni mese da Roma i fondi necessari. La maggior parte dei soldi proviene dalle casse della scuola d' inglese New British Centre, di cui Daniela è direttrice. «Io credo - dice lei :- in una visione etica dell' impresa. Mi sembra doveroso destinare una percentuale delle entrate a una causa nobile come aiutare i bambini più sfortunati a sopravvivere». Tutto cominciò quando alla scuola di Daniela si presentò padre Benedito Kapingala, un giovane prete angolano inviato dal suo vescovo in missione a Roma. Padre Benedito voleva imparare l' inglese. Ma conversando con Daniela raccontò le scene penose che gli toccava contemplare per le vie della sua città, percorse da bambini senza casa e senza genitori. Nacque allora l' idea di creare una missione permanente finanziata da Roma. È sorta così «Vangelo della vita», tre stanzucce dove padre Benedito ha stipato 60 bambini ai quali viene garantito il cibo e un' educazione. «Ho fatto arrivare laggiù - dice Daniela - libri, giocattoli e perfino computer. Una volta all' anno vado a visitare la mia grande famiglia ». Una famiglia che ha bisogno di generi alimentari, indumenti, materiale scolastico. Servono sempre più soldi. E Daniela sta cercando di convincere altre imprese romane a sacrificare un piccola quota mensile per contribuire alla causa. Raccoglie finanziamenti anche attraverso l' organizzazione di feste, dove induce i partecipanti a offrire piccole somme. La prossima occasione da lei creata è prevista per la sera del 6 febbraio al Circolo della Marina sul Lungotevere.

Di Marco Nese